Il Congresso discute di Cuba
In campagna elettorale, a Miami, Barack Obama aveva discusso con i giovani cubani, non ideologicamente anti-castristi, l’ipotesi di cambiare alcune cose. Aveva anche pubblicato un articolo sul Miami Herald rivolgendosi alle persone fiere del loro essere cubane, ma prive del risentimento nutrito da coloro che da Cuba sono scappati gambe levate all’indomani dell’arrivo dei barbudos a La Havana. In questi giorni, al Congresso Usa si discute l’abolizione della misura che vieta ai cittadini americani di recarsi in viaggio a Cuba, che è uno degli elementi cardine dell’embargo che da mezzo secolo Washington impone all’isola. La legge è già passata, anche se con una maggioranza ristretta di 25 voti favorevoli e 20 contrari, in commissione Agricoltura della Camera. La proposta di legge approvata in commissione indebolisce in generale l’impianto del regime di sanzioni, che è stato introdotto nel 1959, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di importare prodotti agricoli ed alimentari. Il cammino della legge è ancora lungo, ed in passato analoghi tentativi sono falliti. La proposta dovrà passare in commissiona Finanze e agli Esteri prima di approdare in aula. Attenzione, tra coloro che spingono per togliere l’embargo ci sono le multinazionali agricole che sanno benissimo che alcune colture e prodotti dell’isola sono appetibili. Insomma, l’embargo è una di quelle cose che contribuisce a mantenere al potere la rivoluzione. Paradossale, ma inequivocabile.


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