Ecco la riforma della finanza: così, così
Un po’ di sale sulla coda devono averlo avuto, i congressmen democratici che hanno messo assieme (armonizzato) la riforma della finanza. Il petrolio nel Golfo, McChrystal e compagnia, era ora di tornare a mostrare un poco di capacità di produrre risultati. E così ecco aromonizzata la legge di riforma della finanza (i contenuti da Atlantic e molto meglio, con tanto di grafica, da Washington Post) che, magari, finirà sul tavolo del presidente davvero entor il 4 luglio. La qualità del testo non è la migliore, non c’è il ritorno del Glass Steagal Act aboilto da Clinton, che i democratici hanno paura a riproporre e i repubblicani vedrebbero come l’avvento del socialismo realizzato (povero Breznev, chissà come si sentirebbe accostato a Obama). Sarebbe la cosa più sensata e invece si annacqua fino a renderla inutile la Volcker rule, che vieterebbe alle banche di scambarsi pacchetti di debiti, di commerciare con i propri titoli. La regola aveva contro pezzi dell’amministrazione e molti Blue Dogs democratici: ovvero pezzi del partito democratico legati a doppio filo a Wall street, scelti quando si trattava di salvare la barca, ma che adesso impediscono un lavoro sul lungo periodo. La legge, alla fine, aumenta i controlli, restringe la possibilità di prestare soldi a chiunque, stabilisce alcuni limiti sulla quantità di investimenti in hedge funds e nel commercio dei derivati. Ma, come titola il Washington Post, non modifica nel profondo il funzionamento di Wall street. Due spiegazioni, una buona e l’altra cattiva. Prima la cattiva: Obama e i suoi hanno preso troppi soldi dalla finanza, hanno già perso alcune lobby per strada e non sono in grado di colpire un altro potere. Quella buona, gli Usa sono in declino, la crisi morde e il futuro è incerto. L’Europa sta procedendo con sue riforme e sarà possibile implementare dei cambiamenti sostanziali solo a livello internazionale. Pena un ulteriore ridimensionamento degli Stati Uniti. Probabilmente sono vere tutte e due. By the way: una legge che aumenta i controlli e stabilisce alcune regole è comunque una legge decente. I repubblicani, tranne forse qualcuno, voteranno contro. Qui i key players della riforma. E poi, non c’entra, no ha ancora postato in materia, ma qui c’è il blog di Paul Krugman, interessante perché ha passato dei giorni in Germania e parla e discute di cosa ha sentito. Ora, sembra che gli spazi aperti dalla crisi per ridiscutere le frme dell’organizzazione del capitalismo contemporaneo, delle sue regole, del ruolo dello Stato, si stiano chiudendo. Oppure, siamo ancora nel mezzo del casino e ci vorranno un anno o due per capire. Di certo l’Europa ha un ruolo in controtendenza rispetto alla sua storia. E questo è male.


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