Ancora ipotesi sull’Afghanistan. Lo scontro Biden vs. Pentagono: chi è in vantaggio?

petraeus-bidenIeri dicevamo che la guerra potrebbe volgere a una (lenta) conclusione. Da una parte Biden che non voleva il surge – le 30mila truppe in più – e immagina una guerra a bassa intensità (una sorta di congelamento della situazione afgana)…

dall’altra il Pentagono e i generali che vogliono rafforzare la strategia della counterinsurgency e una strategia più “politica” di nation buliding.

La guerra val male, e questo dà ragione a Biden; il nuovo comando Petraeus si oppone al ritiro, previsto per luglio 2011. Secondo noi è plausibile che si vada “a chiudere” (McChrystal, dicevamo ieri, non voleva essere lì quando si dirà che le cose sono andate male, provocando quindi le sue dimissioni), magari posticipando la data del ritiro o con un qualche compromesso che si stabilirà in base ai rapporti di forza reali: dipende da quanto Petraeus avrà effettivamente fatto sul terreno nei prossimi mesi. A dicembre l’amministrazione prenderà una decisione.

Segnaliamo questo articolo piuttosto interessante del NYT – da leggere – che mette in evidenza proprio questo: ora e più di primi dentro l’amministrazione esistono due partiti, e la presenza di un “uomo forte” come Petraeus potrebbe radicalizzare lo scontro. Ma fin dove può spingersi la richiesta di continuare la guerra dopo 9 anni e il fallimento, recente, dell’offensiva di Marja? E’ possibile che alla fine si arrivi a un compromesso tra le due strategie: vedremo da quale parte penderà. Teniamo a mente che in gioco c’è anche l’equilibrio di potere all’interno dell’apparato di governo americano: il peso, il ruolo e l’autonomia dei generali di fronte alla politica.

Altra segnalazione, un articolo lungo sul sito di Foreign Affairs (per leggerlo bisogna registrarsi). Il tema – e non è un caso che il dibattito sia stia intensificando in questi giorni – è cosa significhi “vittoria” nel conflitto afgano (traduzione: quando posso andare a casa?). Per molti rimane ancora la stella polare del nation building, l’idea di “regalare” all’Afghanistan una parvenza di unità politico-amministrativa: ci sono, in pesante ribasso, i “centralisti” filo Karzai e i “federalisti”. E poi varie posizioni mediane. Su un altro piano, la già citata strategia Biden: che non ci sia troppo casino, teniamo un po’ di fucili e di spie perché il casino non arrivi a casa mia e non destabilizzi troppo la regione. Per chi volesse farsi un’idea sullo stato dell’arte nel settore “nation building, capitolo Afghanistan” consigliamo la lettura del pezzo di FA.

25/06/2010
Categorie: Obama, Politica Estera, Post.
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