Ancora ipotesi sull’Afghanistan. La guerra è già persa, il licenziamento di McChrystal è l’inizio della exit strategy

mujahideenCominciamo a fare i conti con il mondo del dopoguerra in Afghanistan, la guerra del primo decennio del nuovo millennio che gli USA e la NATO hanno perso… Da luglio 2011 gli americani dovrebbero cominciare a ritirarsi; la data era stata scelta per bilanciare i diversi punti di vista dentro l’amministrazione Obama: i militari e la Clinton a favore del surge (3o mila nuove truppe) da un lato; meno soldati e droni da lanciare su Al Qaeda dall’altra (è la posizione di Biden, per esempio). Ti do i soldati, ma vai via quando te lo dico io.

Il punto di vista di Biden probabilmente vincerà. Difficile immaginare che Petraeus sarà in grado di far miracoli, il contesto è quello di un ritiro, con truppe demotivate (anche perché non possono più sparare su qualsiasi cosa si muova: qui un articolo del NYT che racconta la frustrazione dei soldati per le difficoltà che incontrano nell’ottenere appoggio aereo dal proprio comando), un’amministrazione divisa, le elezioni presidenziali del 2012 sullo sfondo, la necessità di ridimensionare la spesa pubblica (anche quella militare), un governo afgano che non governa. Siccome il ritiro del 2011 è subordianto alle condizioni sul terreno, si chiederà a Petraues qualche successo di facciata e poi ciao (se Petraeus ci sta, vedremo). E’ ipotizzabile uno scenario nel quale spie, corpi speciali e droni rimangono dentro qualche postazione americana simil bunker in un paese praticamente senza governo, in stato di guerra civile latente e permanente. Con l’obiettivo di dare un colpo ai talebani e ad Al Qaeda (o quello che è) quando alzano troppo la testa o l’intelligence dice che stanno per combinarla grossa.

Dai blog italiani vengono analisi interessanti che riportiamo, perché quando c’è di mezzo un po’ di machiavellismo politico non siamo secondi a nessuno. Alessandro “John McCain” Tapparini riporta quei commenti che mettono in evidenza proprio il tasso di macchiavelismo politico della mossa Petraeus: Per Obama, la migliore delle scelte possibili. Petraeus è di fatto il diretto superiore di McChrystal, e soprattutto è il garante della strategia della counterinsurgency scelta per l’Afghanistan: nessuno dirà che l’avvicendamento presenta rischi di tipo “militare”. Al tempo stesso Obama chiama al correo – dentro l’Amministrazione, sostanzialmente – un potenziale avversario per le elezioni 2012. Ragionamento simile qui, nel blog di Lexington.

Fabrizio Maronta su Limes e Lorenzo Declich su 30secondi convergono nell’immaginare il licenziamento di McChrystal – che avrebbe creato il casus belli per essere cacciato, e quindi non essere lì quando si dirà che la guerra è fallita – come l’indiretta ammissione che la guerra è persa (anche se ormai gli americani ci hanno insegnato che una guerra moderna non si perde mai: basta cambiare gli obiettivi da raggiungere ogni sei mesi. Qui un articolo di Aspenia online nel quale ci si chiede questo: in base a quali criteri si potrà dire mission accomplished?). Il nation building è fallito, i talebani sono ancora forti. La prossima tappa, come cercavamo di dire all’inizio, sarà probabilmente quella di lasciare l’Afghanistan più o meno così com’è, sperando che la polvere non esca troppo da sotto al tappeto.

Suggestiva l’immagine di Declich, che a sua volta riprende Maronta (perfetta triangolazione dei commenti). McChrystal può dire quelllo che dice – far insultare tutta l’amministrazione dai suoi sottoposti – perché il potere del Pentagono è immenso (pensiamo solo che la Difesa gode di un budget annuo 12 volte più grande di quello del Dipartimento di Stato): un’arroganza e un potere simile a quello della Compagnia delle Indie Orientali all’epoca dell’impero inglese.

UPDATE: qui un ottimo articolo del NYT che ricostruisce il profilo di Petraeus e immagina quali differenze potrebbero mostrarsi tra lui e McChrystal, in particolare nel rapporto con il resto del comando militare USA e i “civili” dell’amministrazione (per esempio, Petraeus ha un ottimo rapporto con Holbrooke e l’ambasciatore americano a Kabul); tra le righe una deadline da tenere a mente: a dicembre l’amministrazione decide come proseguire la guerra, dopo aver valutato i risultati del surge.

24/06/2010
Categorie: Obama, Politica Estera, Post.
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3 Commenti a “Ancora ipotesi sull’Afghanistan. La guerra è già persa, il licenziamento di McChrystal è l’inizio della exit strategy”

  1. La guerra in Afghanistan sta finendo « Italia2013 on giugno 24th, 2010 at 13:40

    [...] e la riportiamo perché l’Afghanistan è importante anche per noi. Leggete l’analisi di America2012, scritta dopo le dimissioni del Generale Stanley McChrystal. Ma tenete a mente questo: è un tipo [...]

  2. valerio on giugno 24th, 2010 at 22:24

    E se invece questo fosse l’inizio di un ripensamento stretegico-tattico?
    Per esempio l’appoggio aereo, la cui mancanza lamentano alcuni soldati americani, fa più male che bene alla NATO, andrebbe abolito perchè quando la potenza di fuoco viene utilizzata come sostituto della strategia poi si perde.
    In pratica per vincere servono nuove strategie, che poi sono quelle vecchissime dell’impero britannico, per esempio la campagna Malese degli anni ‘50-’60 dovrebbe essere presa a modello (oltretutto anche economico) quando si parla di contro-guerriglia.

    Poi ovviamente questo non basterà per vincere.
    Il primo passo per fare una guerra è avere uno iustis hostis, quindi ho riconosciamo al-Quaeda come nemico legittimo (e non credo mai lo faremo), oppure ammettiamo tranquillamente che non è una guerra quello che ci serve e che non era una guerra quella che dovevamo fare dopo l’undici settembre (e qualcuno lo diceva anche allora).

  3. admin on giugno 28th, 2010 at 14:24

    il secondo punto è cruciale, hai ragione tu..

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