La difficile giornata del presidente
E’ qualche tempo che non ci occupiamo del presidente – che, come si sarà capito negli anni, ormai sono anni – ci piace abbastanza. Bene, ieri sono successe due, tre cose importanti, presidenziali.
1. La nuova National security strategy (qui la sintesi della Casa Bianca, nella stessa pagina anche il pdf con tutto il testo, e qui, interssante, un video di mezz’ora nel quale Ben Rhodes risponde alle domande delle persone sulla NSS). Il documento è un obbligo del presidente nel secondo anno di presidenza e descrive la strategia dell’amministrazione. Quelle di Bush non erano esattamente simpatiche. Ci sono rotture? Si, ce ne sono, ma anche continuità. Le novità grandi sono quelle relative al multilateralismo, un elemento ideale della politica estera di Obama, se ne parla sull’ambiente, sul nucleare e su altro ancora. E’ evidente il segno delle idee di Susan Rice, ambasciatore all’Onu, già consulente della campagna Obama in poltiica estera. Lo stesso vale per l’idea delle necessità di rafforzare e coordinare meglio il G20 e superare il G8. Tutto, naturalmente, da fare attraverso l’american leadership. Questa parte della politica Obama sta funzionando – il nucleare, ultimamente l’Iran – e no – l’ambiente. C’è la sottolineatura della necessità di usare la forza come ultima istanza e non proiettare la potenza americana ovunque e comunque. Il New York Times fa questa analisi, Foreign Policy parla di documento ben fatto, che manca di un’idea di insieme. Il mondo, forse, in questi anni è così complicato che leggerlo tutto assieme, non ci si riesce. Noi dovremmo leggerlo con calma per parlarne davvero.
2. La conferenza stampa sulla macchia di petrolio: “Nel caso vi chiedeste di chi è la responsabilità, me la prendo io”, una tipica obamata, di quelle che vista dal Paese del “io non ho questo compito, rivolgetevi ad altri”, ci piace sempre molto. Obama si è difeso, ha ammesso di non essersi mosso in tempo e non ha fatto una super figura. In compenso ha escluso nuove trivellazioni e oggi viaggia di nuovo in Louisiana. Speriamo bene, non per lui, ma per noi. Qui l’analisi del Washington Post. Obama sta pagando i ritardi – e l’entità della catastrofe – ma anche approfittando per fare cose più difficili da ottenere senza una crisi come questa (never waste a crisis). Qui gli highlights della conferenza stampa.
3. La Camera ha votato il don’t ask don’t tell. Era una promessa, le associazioni per i diritti omosessuali sono state nervose per mesi, perché Obama non si muoveva in nessuna direzione verso un’allargamento dei diritti. Ecco un primo passo.
ps la foto è un comizio durante le primarie in south carolina, perché usare quelle degli altri?


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