La comunità ebraico-americana litiga…
Dall’insediamento della amministrazione Obama, con un nuovo slancio a partire dal viaggio del vicepresidente Biden, è in corso un violento scontro tra gruppi e personalità della importante comunità ebraica statunitense. Nuovo contro vecchio, gente legata all’idea bushista di anti-terrorismo e interessi comuni israelo-americani contro gente che ritiene sia ora di cambiare modo di fare e non far passare qualsiasi cosa faccia Bibi Netanyahu, anche quando è in palese contrasto con gli interessi americani, con il buon senso e con il pudore. Sui giornali sono usciti una miriade di articoli, gli scontri polemici si sono moltiplicati, la battaglia per l’egemonia sulla comunità e la sua rappresntanza politica (e l’influenza sulle policies e l’atteggiamento dell’amministrazione Obama) è in corso. Non c’è solo quello: la questione del legame comunità Usa-Israele è cruciale, ha significati simbolici (veri e anche strumentali) e sentimentali. Insomma il tema (sul quale stiamo scrivendo un articolo lungo) è di quelli intricati. Tutto questo discorso per segnalare i due articoli meno polemici ma più importanti usciti in queste settimane, uno di Aaron David Miller, riguarda i negoziati e quella che lui definisce la Falsa religione della pace in Medio oriente (alla quale ha creduto a lungo lui stesso), il secondo è un saggio su Il fallimento dell’establishment ebreo-americano, di Peter Beinart, pubblicato dalla New York Review of books. Entrambi gli articoli hanno già prodotto molte risposte. Il dibattito è cominciato e correrà accanto ai colloqui indiretti tra israeliani e palestinesi. Le due cose non sono necessariamente interdipendenti, ma si parlano spesso. Nella foto, la spilla che ho perso il giorno della presentazione del nostro libro.


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