L’ennesimo venerdì nero, stavolta è l’Ue che inguaia gli Usa
Venerdì nero. Un altro. Le borse europee ieri hanno bruciato 166 miliardi di dollari. Alcuni li avevano creati con la crescita record dei listini nel giorno in cui quando, dopo settimane di dubbi e resistenze, l’Ue si era decisa ad approvare un pacchetto di interventi in soccorso della Grecia – e delle banche che sono esposte con il debito ellenico. E così l’indice della borsa di Londra è sceso del 3,1%, quello spagnolo del 6,6%, a Parigi l’indice è caduto del 4,4%. Ad andare giù sono i titoli bancari, malissimo gli spagnoli (Santander -10,3%), male i francesi (Societe general 9%), maluccio i britannici (Barclays -6,1%). Wall street è anch’essa in rosso. A crollare sono i titoli delle compagnie di carte di credito, perché il Senato Usa ha deciso di ridurre per legge le loro tariffe. Sono i comportamenti dei gruppi finanziari che hanno generato la catastrofe, sono i titoli delle banche che stanno perdendo valore e azzoppando la zona euro e la sua moneta, che ieri ha toccato il valore contro il dollaro più basso da 19 mesi a questa parte. Il motivo è semplice: le banche sono esposte con titoli greci – e di altri Paesi a rischio – e se la Grecia non dovesse farcela, andrebbero sotto. Il meccanismo è simile a quello dei mutui subprime: le banche hanno nei loro forzieri tonnellate di titoli che stanno perdendo di valore e credibilità.
Il panico era cominciato quando il numero uno della Deutsche Bank, Josef Ackermann, ha espresso forti dubbi sulla capacità della Grecia di rimborsare i prestiti di miliardi di euro ricevuti da Ue e Fmi. A peggiorare la situazione c’era il retroscena svelato dal premier spagnolo Zapatero a El Pais secondo cui la Germania avrebbe accettato di intervenire solo dopo la minaccia di Sarkozy di abbandonare l’euro. Un retroscena smentito che lascia però trasparire il grado di nervosismo delle cancellerie europee. Anche Angela Merkel, quella che con più ostinazione fa la guardia al bidone dell’Europa di Maastricht, si è lasciata andare ad una battuta sbagliata: «Siamo in una situazione molto, molto grave». La leader della Cdu ha anche aggiunto che senza l’Unione tutto sarebbe «molto peggiore», ma è la gravità del momento che influenza chi compra e vende titoli. A nulla è servito l’intervento del governo tedesco, che per bocca della sua portavoce ha replicato al manager della Deutsche Bank, spiegando di non vedere ragioni per fare speculazioni sulla solvibilità della Grecia. Nemmeno il fatto che il consiglio dei ministri spagnolo non abbia approvato il più duro pacchetto di tagli dalla caduta del franchismo ha rasserenato i mercati.
I mercati, dunque, non credono alla possibilità che l’Europa si rimetta in moto grazie alle misure varate nei gironi scorsi. O meglio, i mercati si rendono conto che le misure di austerità economica a cui i governi di tutti i Paesi a rischio – i famosi Pigs, Portogallo, Irlanda, Spagna e Grecia, ma anche Italia e Gran Bretagna, che pesano parecchio di più – saranno costretti, non faranno che peggiorare una situazione dell’economia reale che non è certo delle migliori. E siccome le casse dello Stato dipendono in buona parte dal gettito fiscale e se l’economia va male il volume complessivo delle imposte cala, lo scenario è tutt’altro che roseo. Anzi, è nero.
L’Europa viaggia in direzioni diverse. Un esempio perfetto è quello delle nuove regole per gli Hedge funds, i fondi speculativi per eccellenza. I ministri dell’Economia dei 27 discuteranno la prossima settimana le nuove regole, il nuovo governo di Londra si oppone fortemente, per la loro City passa il 70% dei fondi speculativi europei. Il ritardo con cui si è deciso il salvataggio greco – per le resistenze tedesche – è un altro ottimo esempio. Più di un anno fa, al primo G20, l’Europa resistette con forza all’idea di un pacchetto di rilancio dell’economia proposto da Usa e Gran Bretagna. La colpa del disastro era la loro, l’Ue era solida. Oggi l’economia americana torna a camminare e il rischio è che sia l’Europa ad affossare la ripresa Usa. C’è poco da stupirsi se Obama e la sua amministrazione guardano altrove: l’Ue non è un interlocutore credibile, è un alleato reticente o diviso e non si capisce da che parte guardi (che politica estera è, per dirne una, quella italiana?). In questo contesto, se è vero che gli Usa sono in declino e l’Asia è “on the rise”, l’Ue rischia semplicemente di restare fuori dai giochi.


[...] fonte: L’ennesimo venerdì nero, stavolta è l’Ue che inguaia gli Usa Aggregato il 14 maggio, 2010 nella categoria Comparazione, Finanziamenti, Mutui, Online [...]