Ancora su Geithner, Wall street e le regole
E’ il conflitto politico più sotto traccia che c’è a Washington. Quello sulla riforma del sistema finanziario. Parte dell’amministrazione e parte del partito democratico cerca regole strette (strettine va) e un’agenzia che tuteli i consumatori – ovvero che verifichi che nessuno venda prodotti finanziari inaccettabili o conceda mutui subprime e così via. Un’altra parte, repubblicani e molti democratici finanziati da fondi e banche, si oppongono ad ogni ipotesi di riforma. Infine c’è un conflitto in corso tra la Fed – e Ben Bernanke – e chi ritiene che si debba costituire la nuova agenzia. Bernanke non vuole vedere limitati i suoi poteri di controllo e in varie occasioni ha proposto di espandere i suoi. Sullo sfondo, il ruolo di figure come Larry Summers e Tim Geithner, che hanno gestito bene la fase di panico finanziario e oggi resistono all’idea di cambiare lo status quo. Sono, lamentano in molti, troppo vicini a Wall street per remare contro la finanza. Un bel problema, perché le pratiche sbagliate che hanno portato al tracollo sono di nuovo in gran voga, gli indici salgono a prescindere dall’andamento dell’economia e senza una qualche forma di ritorno al Glass-Steagle act del 1933 (abolito da Clinton) che separava istituti di credito da istituti finanziari presto avremo una nuova bolla. In queste settimane autorevoli media e non particolarmente vicini a Wall street hanno pubblicato ritratti di Geithner spiegando che: a) ha salvato il Paese con la sua azione; b) non riformerà il sistema (qui il Newyorker e qui Atlantic e qui un lunghissimo articolo dalla New York Review of Books sull’intervento pubblico in economia e le regole. La nostra idea – per quel che vale – è che uno dei motivi per cui non si lavora alla riforma è la paura di un crollo delle borse generato dalle nuove leggi. Meglio aspettare che l’economia reale torni a camminare prima di colpire Wall street. O meglio, bisognava fare tutto nei primi giorni dell’amministrazione. Ma Geithner frenava e Obama, probabilmente, ha avuto paura.


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