L’America di Bush? Un Paese per ricchi

030310-snapshot1 Ogni anno l’ufficio delle tasse Usa diffonde i dati sui redditi delle 400 famiglie più ricche. O meglio, il rapporto è stato diffuso per la prima volta durante l’amministrazione Clinton e poi secretato da quella Bush – che ha tagliato le aliquote delle famiglie più ricche utilizzando in Congresso proprio quel meccanismo di reconciliation che Obama vuole usare per far approvare la riforma della sanità. C’è un motivo per il quale Bush impediva la diffusione del rapporto ed è esemplificato nella tabella qui accanto. Tra il 1992 e il 2007 il reddito dei 400 più ricchi è cresciuto del 409%, quello medio del 13,2%. La curva è interessante perché: a) le linee del reddito medio e quello dei ricchi non hanno un andamento simile; b) perché durante la prima amministrazione Clinton la crescita è limitata, poi, dopo la perdita della maggioranza in Congresso da parte dei democratici, i redditi dei ricchi si sono impennati. Come mai? Non solo per le riforme fiscali, ma anche per due bolle finanziarie una di seguito all’altra. L’ultima, quella esplosa a fine 2008, ha messo in ginocchio il Paese, ma non le sostanze dei più ricchi. La maggior fonte di reddito sono i capital gains, che vengono tassati poco. Tra i 400, il 33% ha pagato, nel 2007 al massimo il 30%, mentre ben 25 (con dei commercialisti bravissimi) nello stesso anno, hanno pagato al massimo il 10%.

04/03/2010
Categorie: Democratici, Politica interna, Post, economia.
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