Vertice sulla sanità e tattica parlamentare
Vertice sulla sanità, come è andato? Qualche scambio duro e qualche abbozzo di dialogo (Obama ha interlocuito con il senatore dell’Oklahoma, medico abbastanza serio). In termini di risultati però, il nulla. Come era evidente, le posizioni sono ferme, anche se i toni leggermente alleggeriti. Alla fine del dibattito, il presidente ha più o meno detto: bene, non essendoci nessuna forma di convergenza possibile e non avendo i repubblicani spiegato come farebbero loro a dare la sanità a 31 milioni di persone, la leadership democratica troverà i voti in Senato. Sessanta voti non per evitare il filibustering non ci sono – o almeno nulla lo fa pensare – e sarà difficile anche convincere i liberal della Camera a votare la proposta piuttosto blanda formulata dalla Casa Bianca, una quasi fotocopia del progetto approvato in Senato, molto moderata, senza public option. Siamo ad una nuova scommessa, con una novità: la minaccia è quella di usare il meccanismo della reconciliation. Ovvero uno strumento per aggirare il filibustering: basta una maggioranza semplice. I repubblicani protestano: è come nel nostro Paese, chiunque sia all’opposizione si lamenta per l’uso indiscriminato dello strumento del decreto legge da parte del governo, salvo usarlo quando si è in maggioranza. Ora il Grand Old party che ha approvato i due tagli alle tasse per i ricchi voluti da Bush, protesta perché i democratici si apprestano a usare lo stesso strumento.


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