Riforma sanitaria Usa, un altro giro

Alle 10 di stamane – quattro pm in Italia – Obama ha presentato la sua bozza di proposta sulla sanità. Obbiettivo trovare i voti per farla approvare senza dover aspettare la mediazione di una commissione del Congresso che armonizzi le leggi approvate in Senato e alla Camera, molto diverse tra loro, in concreto e dal punto di vista dello scontro ideologico – quella della Camera introduce una forma di assicurazione pubblica di ultima istanza che i moderati democratici in Senato non voterebbero mai. Il piano della Casa Bianca prevede incentivi diretti all’acquisto di assicurazione per chi non ce l’ha, riduce i costi per l’acquisto di medicine via Medicare – l’assicurazione pubblica per gli over-65 -, introduce una maggiore partecipazione federale alle spese per Medicare e Medicaid (assicurazione pubblica per i bassi redditi) e concede alle autorità di regolare gli aumenti indiscriminati delle assicurazioni. Dalla proposta sparisce ogni forma di public option. E’ un buon compromesso? Non particolarmente: è un buon tentativo di trovare i voti per approvare qualcosa e passare ad altro, ampliando la copertura sanitaria agli americani e regolando in maniera più stringente le assicurazioni sanitarie. La moderazione della proposta è dovuta al fatto che giovedì si terrà un incontro al vertice, trasmesso in Tv, proprio sulla sanità. Obama prova ad incalzare i repubblicani: diteci cosa volete, diteci se volete una riforma, una qualsiasi, o se l’unica ricetta che vi viene in mente è detassare le spese sanitarie. Se giovedì i repubblicani diranno solo dei No, allora Obama e i democratici, potranno provare a forzare la mano e presentarsi in Congresso con la proposta di legge. Sempre che si mettano d’accordo tra loro alla Camera e riescano ad evitare il filibustering in Senato; un fatto non impossibile: il voto procedurale precede quello sulla legge, c’è la possibilità che uno o due senatori del Gop decidano di votare contro il filibustering, l’ostruzionismo procedurale, a prescindere da come la pensano sula riforma, una sorta di voto a favore  dell’efficienza di Washington, in tempi nei quali le istituzioni federali sono nell’occhio del ciclone per la loro inefficenza e incapacità di rispondere ai problemi del Paese. Una divisione interna al Gop, specie in fase di offensiva conservatrice contro i moderati, potrebbe anche esserci. Oppure l’offensiva potrebbe intimidire quei moderati repubblicani il cui seggio sarà in palio alle elezioni di mezzo termine di novembre, impauriti di essere impallinati dalla destra conservatrice nelle primarie del loro partito. Prossimo appuntamento giovedì, anche se i repubblicani avevano posto come pre-condizione lo stralcio di qualsiasi testo approvato dal Congresso. Volevano, insomma, ripartire da capo. Quella sarebbe davero una scelta che gli americani non capirebbero: il Gop potrebbe dare la colpa all’inefficiente amministrazione e al Congresso dominato dai democratici. Ma non farebbero una bellissima figura nemmeno loro.

22/02/2010
Categorie: Democratici, Obama, Politica interna, Post, Repubblicani.
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Un commento a “Riforma sanitaria Usa, un altro giro”

  1. America2012 » Pelosi, la riforma sanitaria e le tecniche parlamentari on marzo 16th, 2010 at 10:34

    [...] ma il modo in cui i democratici tenteranno di aggirare gli scogli di un voto molto rischioso. In questo post precedente al summit con i repubblicani descriviamo la bozza di legge proposta da Obama. Non è il [...]

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