Parlare all’America: lo State of the Union e l’umore della “ggente”
A chi parlerà questa sera Obama nello State of the Union? Nel post qui sotto c’è un’anticipazione dei temi che saranno affrontati dal presidente; il fatto è che Obama è di nuovo a caccia dei cuori e delle menti del suo elettorato. Nella lista della spesa dello “State of the Union”, tra le pieghe del suo discorso e nei toni si capirà su chi punta il presidente per le elezioni di midterm del 2010.
Tornare a “fare l’Obama” (per riconquistare le persone che lo avevano votato nel 2008) è quello che suggerisce David Plouffe nel suo op-ed sul Post del 24: il suo rientro a titolo ufficiale nell’organizzazione della campagna elettorale 2010 è una notizia importantissima. Per chi scrive, fa sempre effetto sentir parlare della funzione pedagogica della politica: Plouffe invita i politici e i loro uomini a “educare” gli elettori (troppo snob o liberal? Nel 2008 ha funzionato).
Di nuovo, non va perso di vista cosa è accaduto in Massachusetts: uno schock tale che dal tipo di interpretazione che l’amministrazione darà della sconfitta dipende un bel pezzo della sua politica del 2010. Sul New York Times un’interpretazione dei dati non banale (noi abbiamodedotto questo: primo, mobilitare i propri).
Il popolo, dal Massachusetts in giù, è sovrano e anche tanto arrabbiato: abbiamo sempre sottolineato come Obama abbia utilizzato per tutta campagna del 2008 una forma di “populismo temperato” per canalizzare la rabbia antipolitica e antiBush dell’elettorato americano; questo popolo verrà corteggiato da Obama nel suo State of the Union: qui un’analisi del New York Times sull’ondata di populismo che attraversa tutti e due i partiti.
Insomma: da domani, a Washington, comincia la campagna elettoralre 2010. Buon viaggio.


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