La Corte Suprema e i costi della politica (e le regole per le banche)

E così la massima espressione giuridica degli Usa ha deciso di buttare alle ortiche lo sforzo bipartisan di John McCain e Russel Feingold per limitare lo strapotere dei donatori pesanti (i big donors) nelle campagne elettorali. Il meccanismo in realtà è più complicato e riguarda solo una parte dei limiti, ma la sostanza non cambia. E’ un duro colpo per l’idea di una politica un po’ meno  (solo un po’) condizionata dalle lobby e per quel modello partecipativo introdotto da Obama durante la sua campagna. La mancanza di limiti favorisce più spesso i repubblicani e, ma guarda un poco, a presentare il ricorso alla Corte è stato un (ottimo) avvocato repubblicano già campione dell’antiabortismo e di altre battaglie legali sui finanziamenti privati. Il Nyt spiega bene quanto la sentenza consenta alle lobbies di puntare una pistola alla tempia di qualsiasi congressmen.  La Corte si è divisa in maniera netta (5 a 4) e il presidente ha subito promesso che cercherà di individuare un nuovo meccanismo capace di regolare il finanziamento privato ai candidati. Organizing for America ha già mandato in giro una petizione che sottoporrà ai congressisti. Ecco un tema, l’altro è quello delle regole per finanza e banche, che può mettere in difficoltà e dividere i repubblicani. Qui qualche ipotesi sulle direzioni possibili di riforma. Ed ecco un tema per cui lo slogan sul Change funziona. Cambiare le cose a Washington è la promessa, bene, ecco una chiave da usare: McCain e altri repubblicani per bene voterebbero una nuova riforma che tenga conto dei rilievi della Corte. Quanto alla finanza: la genete odia le banche e se Obama le colpirà un pochino senza farsi spaventare dai listini negativi, la cosa pagherà. I conservatorissimi Tea parties odiano le banche quanto i liberal e l’idea di mettere la proposta di nuobe regole in mano a Paul Volcker è ottima. L’ex presidente della fed ha spesso sostenuto che fosse ora di cambiare ed è l’uomo dell’inflazione zero, pareggio di bilancio e altri successi così. Può spingere un’agenda riformatrice senza essere accusato di essere un socialista.

22/01/2010
Categorie: Democratici, Obama, Politica interna, Post, Repubblicani.
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