Un brutto compleanno per la presidenza Obama

Barack Obama giurava come 44° presidente americano un anno fa. E’ stato un anno difficile ma ieri è stato forse uno dei giorni peggiori: i democratici hanno perso uno dei due seggi senatoriali del Massachussets, stato democratico e che aveva eletto Ted Kennedy per alcuni decenni. Il candidato repubblicano Scott Brown, uno sconosciuto membro del parlamento locale, ha preso 110mila voti in più della candidata democratica Martha Coakley. Apparentemente il 51,9% di Brown è una vittoria del GOP ma una lettura attenta dei dati mostra che invece si è trattato di una frana in casa democratica: rispetto alle presidenziali del 2008 ha votato quasi un milione di elettori in meno, Brown ha preso solo 60mila voti in più di quanti ne prese a suo tempo John McCain mentre la Coakley ha perso ben 845mila voti che quel giorno andarono a Barack Obama.

Brown sarà il 41esimo repubblicano in Senato e questo permetterà al suo partito di fare ostruzionismo sul progetto di riforma sanitaria, cosa prima impossibile. E però Brown è un repubblicano più moderato della leadership attuale del partito su alcuni temi: è a favore dell’aborto e ha votato a favore della riforma sanitaria del suo stato 4 anni fa. Un progetto non molto diverso da quello approvato dal senato federale lo scorso mese. E che, in Massachussets, non ha funzionato.

Ora, come spiega il Washington Post, i democratici hanno poche opzioni sulla sanità:

- far approvare alla camera il progetto già approvato dal senato, così com’è e senza il programma assicurativo pubblico (public option). Difficile viste le resistenze dei democratici liberal

- usare la medesima procedura della prima opzione ma con la promessa di modificare la legge attraverso il sistema della “reconciliation” con cui si può modificare un provvedimento di spesa e per la quale basterebbero solo 51 voti in senato.

- presentare un nuovo progetto, più piccolo e che includa solo le misure più popolari come l’eliminazione delle “condizioni pre-esistenti” come causa di rifiuto a stipulare una polizza per le compagnie

In ogni caso la strada per vincere le elezioni di mezzo termine del prossimo autunno è difficile e Obama dovrà dimostrare tutte le sue capacità. Le elezioni del Massachussets mettono in luce alcuni aspetti, non tutti negativi:

1) la straordinaria mobilitazione che lo portò alla presidenza non si è più ripetuta. La partecipazione al voto degli elettori democratici è calata, in Massachussets, di quasi la metà. Se votano solo quelli che hanno sempre votato non c’è speranza per il presidente e per i democratici.

2) secondo molte analisi (qui un esempio) il partito dell’asinello soffre ora di quella stessa ondata populista e antipolitica che gli permise di vincere contro Bush nel 2008. La crisi economica porta gli elettori a buttare giù chiunque sia al governo.

3) i democratici potrebbero continuare a perdere se non diventeranno un vero partito, organizzato e disciplinato. Il tentativo di Obama di aggirare questo problema costruendo un “partito del presidente” parallelo al partito democratico funzionò ai tempi della campagna presidenziale ma è poi fallito quando si è creata “Organizing for America” come struttura permanente. I democratici sono oggi almeno 3 partiti in uno: ci sono i conservatori “blue dogs”, gli obamiani e i liberal. Come il centrosinistra italiano faticano a trovare una linea comune e forse il presidente ha lasciato troppo spazio di manovra al Congresso.

4) i repubblicani farebbero bene però a non cantar vittoria troppo presto. Le tendenze demografiche di alcuni stati sono inequivocabili, l’America ispanica sarà sempre più forte e decisiva e loro ancora non hanno trovato un modo per conquistarla. Brown, come l’attuale governatore della Virginia, ha vinto proprio perchè diverso dall’attuale leadership conservatrice e oltranzista di Washington

5) una considerazione che forse vale anche per noi europei. La risposta di Obama alla crisi è apparsa a molti elettori troppo vicina alle banche e agli interessi finanziari e poco alla classe media. L’economia del dopo-crisi ancora non si vede mentre si vedono i nuovi profitti delle istituzioni finanziarie e a poco è valso l’annuncio della tassa sui bonus dei manager. Il presidente dovrà probabilmente scegliere se virare verso i repubblicani moderati con una politica fiscale di pareggio di bilancio oppure accellerare le misure redistributive che erano nel programma democratico del 2008.

Nel 2010, forse, vedremo di che pasta è fatto.

20/01/2010
Categorie: Democratici, Elezioni, Geografia, Demografia, Obama, Repubblicani.
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Un commento a “Un brutto compleanno per la presidenza Obama”

  1. Andrea on febbraio 8th, 2010 at 15:29

    Ciao Mattia(s) e Martino, oggi c’è un interessante articolo sul New york Times pubblicato da Repubblica. Si intitola “A narrative Vacuum” e parla della difficoltà che ha oggi Obama nel rappresentare in termini di narrazione la situazione in cui si trova dopo un anno di presidenza. E’ un buono spunto per ragionare. Per certi aspetti ricorda il Prodi del 2006-2008, di cui non si capiva dove andasse a parare…

    Andrea

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