Rove/Axelrod, il duello (e altre amenità)
Quanto è brutta la politica. Ecco la risposta di David Axelrod, lo stratega delle idee di Obama (David Plouffe è l’uomo dell’organizzazione) a un consiglio del genio del male, il cervello di GW Bush, Karl Rove dato su richiesta del Washington Post che ha posto domande sui democratici e il mid-term a una serie di analisti e consulenti politici (qui). Secondo Rove i Dem non hanno speranze, punto e basta. Axelrod ribatte con i fatti. Ma si sa, i repubblicani sono dei geni a generare rumors (qui una recensione dal Sole24 Ore di un libro che abbiamo letto e di cui oggi parla Rampini su Repubblica).
Lo scontro è duro e i democratici hanno il fiato corto per un motivo cruciale: il candidato repubblicano al posto di senatore in Massachussets, Scott Brown, incalza da vicino (o supera o è alla pari) la candidata democratica Martha Coakley. Perdere quel seggio avrebbe una serie di conseguenze nefaste, pratiche e simboliche per il partito di Obama. 1. Da qui a novembre la maggioranza non sarebbe più di 60 senatori, ovvero non più a prova di filibuster; 2. Quello è il seggio del paladino della riforma sanitaria, perderlo mentre si approva la riforma è un brutto segnale; 3) Il Mass. ha tutti gli eletti democratici, perdere significa impopolarità, con le conseguenze del si salvi chi può da qui a novembre.
E’ per questo, forse, che sia il Financial Times di oggi (necessario registrarsi, poi è gratis) che l’Economist criticano e incoraggiano Obama. Qui il leader dell’Economist che da anche spunto alla copertina: Time to get tough, è ora di diventare cattivi.


[...] gli elettori del Massachusetts vanno i seggi per eleggere il senatore che sostituirà Ted Kennedy. Qui proviamo a spiegare perché il voto è tanto cruciale. Il problema delle elezioni suppletive negli Us [...]