La tassa su Wall street, in ritardo, ma arriva

s-HEARING-largeI super bonus ai manager sono «un’oscenità» e con la «tassa su Wall Street» si recuperà parte del bailout con l’obiettivo finale di arrivare a far restituire «ogni singolo centesimo degli americani» speso per salvare le banche. Barack Obama ha annunciato il piano per recuperare più di 100 miliardi di dollari dei fondi spesi per il salvataggio delle banche, a partire dall’ottobre del 2008, attraverso una tassa straordinaria alle banche più grandi e aiutate dallo Stato a non fallire. In questo modo l’amministrazione Obama ritiene che il costo del bailout per il governo scenderà a 117 miliardi di dollari rispetto ai 341 stimati ad agosto. Il bailout è costato 700 miliardi di dollari, ma una parte è già stata restituita dalle banche che hanno ricominciato a fare profitti in fretta. «Il mio impegno è recuperare ogni singolo centesimo dovuto al popolo americano» si legge in una dichiarazione di Obama in cui si fa riferimento al fatto che la nuova tassa, che verrà applicata imponendo una formula ponderata sul passivo di bilancio, sia una risposta ai super bonus che le banche pagano ai manager e che verranno resi pubblici domani (venerdì) generando un’ondata di sdegno che faciliterà il passaggio della tassa in Congresso. L’audizione dei manager di banca davanti alla commissione finanze del Congresso non è piaciuta (qui i video e un commento filmato del Wsj): nessuno ha chiesto scusa per nulla, al massimo, i CEO dei grandi gruppi della finanza hanno ammesso erori di valutazione. Businessweek sostiene la convocazione di Alan Greenspan. Due giorni fa la Fed ha annunciato di aver raggiunto i profitti più alti della sua storia – dovuti ai guadagni ottenuti comprando asset dalle banche ad un prezzo molto basso. La somma di quanto la Fed verserà al Tesoro e della tassa sulle banche sono ossigeno per le casse pubbliche: potranno servire a creare lavoro e/o a coprire un po’ di deficit. Non è un dato da sottovalutare: la tassa è popolare nella destra populista dei tea parties, tra i liberal e in generale su main street. Dal blog di Robert Reich un articolo si Obama, la riforma della finanza e Wall street. Servirà la tassa a superare la percezione di Obama come un Wall street liberal, come lo chiama preoccupato EJ Dionne? Per il columnist questa è la peggior combinazione possibile per un presidente.

14/01/2010
Categorie: Obama, Politica interna, Post, economia.
Segui i commenti: RSS 2.0 feed.
Commenta
Trackback

Commenta

Musica per Tea parties

Archivio

Links

Tags

afghanistan afroamericani agenda amministrazione Obama analisi del voto bush cina Clinton coalizione conservatrice coalizione democratica Congresso convention crisi economica delegati economia elezioni di midterm finanza g20 geografia elettorale immigrazione Iran iraq israele latinos libro maccheroni McCain Medio Oriente Obama palin partito democratico partito repubblicano petrolio Politica Estera populismo primarie questione razziale riforma sanitaria senato soldi Sondaggi stati strategie elettorali superdelegati tea party